martedì 8 maggio 2007

Il suono della mente

Assistere ad una performance di Karlheinz Stockhausen è un viaggio, un vero e proprio viaggio dentro la mente che bisogna fare ad occhi chiusi, per poter "vedere meglio" come dice il compositore tedesco.

Un'esperienza polisensoriale, nonostante si utilizzi solo l'udito. Perchè il suono, sapientemente dosato, miscelato, disposto con cura nello spazio, ti prende e ti accompagna in posti della tua mente dove non sei mai stato, rendendo azione quell'immobilismo cotemplativo che Stockhausen ritiene da sempre "agire in pieno".


Il suono raggiunge, al di là dell'apparente sregolatezza, della voluta cacofonia e della superficiale aritmia, una coerenza che armonizza chi quel suono produce con chi l'ascolta e con lo spazio intorno. Una vera e propria fonte di emozioni che una volta liberate fluiscono in tutta la loro potenza, come un'onda che non smette mai di fluire (Cosmic Pulse).


Un florilegio di suoni tra i quali ci si avventura come in un bosco sconosciuto, eppure familiare, dove la vegetazione si fa sempre più fitta, eppure è sempre più grande la voglia di andare avanti, di vedere spazi nuovi, piante diverse.

Nessun commento: