Ho scoperto Kim Ki Duk, come molti, con il suo primo successo internazionale, "Ferro 3". Per questo uno dei regali più apprezzati che ho ricevuto è un cofanetto con alcuni dei suoi primi film, inediti in Italia.Bad Guy, del 2001, è tremendo e bellissimo. Ancora una volta l'incomunicabilità del protagonista - qui muto - è il fil rouge della storia che si sviluppa in maniera inaspettata e traumatizzante. La giovane studentessa che rifiuta un bacio strappato con la violenza, paga l'affronto con la costrizione a diventare una prostituta. La donna ridotta a mero strumento di cui l'uomo può fare ciò che vuole, su cui la critica femminista ha incentrato il suo giudizio negativo, è in verità solo parte di quella realtà simbolica hce il regista costruisce, dove tutto è volto alla ricomposizione di un equilibrio che, nel finale paradossale, al limite del ridicolo, trova il suo compimento. Tutto questo con una serie di scene che sono poesia pura, nelle quali si vedono i prodromi di quel lirismo che raggiungerà il suo culmine in film quali "Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera" e il già citato "Ferro 3 - La casa vuota".
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