
Descrivere con le parole il film (il cui titolo è scritto tutto in maiuscolo) di David Linch è praticamente impossibile. La trama, appena accennata, si perde nel viaggio nella mente che abbandona il sottile filo della razionalità iniziale per entrare nel mondo onirico del subconscio. Ecco così che appena lo spettatore rinuncia a cercare il filo logico della storia e vive il film per quello che realmente è, si vive un'esperienza unica. Come in un sogno, dove a comandare non è l'io razionale, ma il super-io freudiano; si succedono situazioni che non rispondono più per loro natura alle regole del tempo e dello spazio, non si riconducono più ad una logica razionale. Tutti i personaggi sono un prodotto della mente, gli altri sono le tante parti del sè della protagonista. I continui rimandi a persone, situazioni, che normalmente nel cinema accompagnano lo psettatore a venire a capo della storia, qui non hanno un senso, sono come la sensazione di dejà vu che a volte capita di provare. Un vero capolavoro di un maestro del (meta)cinema dei nostri giorni.
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